I discorsi dell’IA come una “nuovo Rinascimento” sono sempre gli stessi cartelloni motivazionali che accompagnano ogni boom tecnologico, ma stavolta c’è una differenza enorme: la gente non ci sta.
Da un lato ci sono le promesse su fatto che tutto cambierà, tutti saremo più ricchi, l’IA ci libererà dalla fatica e dal lavoro e dall’altro percezioni che parlano di una maggioranza delle persone più preoccupata che entusiasta, con circa l’80% degli americani che dice apertamente “sì alle regole, anche se rallentano lo sviluppo”.
La narrativa ormai consolidata secondo la quale chi usa l’AI sostituirà chi non la usa, sembra più una minaccia che una visione del futuro.
Qui si incrociano due piani, due layer direbbero quelli bravi. Il primo è quello finanziario, evidente a tutti, con una Nvidia che vale più di chiunque, big tech che cavalcano la bolla e startup che esplodono di valutazioni ancora prima di dimostrare impatti reali su produttività e lavoro.
Il secondo è prettamente antropologico visto che dopo decenni di promesse mancate come internet che porta pace, social che avvicinano il mondo, crypto che democratizzano la finanza, la fiducia è in pezzi, e l’IA arriva in un momento già emotivamente instabile.
In più, questa volta i “pessimisti” sul futuro non sono solo filosofi scettici ma spesso le stesse persone che hanno forgiato il sistema: ricercatori di sicurezza che parlano di mondo in pericolo, leader tech che si chiedono a voce alta se serviranno ancora gli umani per la maggior parte delle cose.
Il risultato è un sentimento schizofrenico: usiamo l’AI per sistemare l’italiano di un post come questo che stai leggendo, ma allo stesso tempo sentiamo di perdere controllo sulla nostra vita, sulle decisioni, persino sulle relazioni.
Come dice Nadella, CEO di mamma Microsoft, la vera domanda non è quanto l’AI sia potente in astratto, ma quando inizierà davvero a migliorare in modo visibile le vite delle persone, delle comunità, dei Paesi. Finché questo non succede, quello che manca non è la tecnologia ma il “appoggio sociale”.
E senza appoggio sociale, anche il nuovo Rinascimento smette di esistere perché o si recupera fiducia con qualcosa di DAVVERO utile per le vite di tutti, oppure mi sa che non ci siamo nemmeno stavolta.