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30 Settembre 2026

Un satellite porta l’IA di Google nello spazio

di Rudy Bandiera

Domani 1 ottobre, dalla base di Vandenberg in California, un razzo SpaceX porterà in orbita MVP, il satellite sperimentale di Google che segna il primo passo del Project Suncatcher, il piano per costruire data center orbitali alimentati direttamente dal sole (no, non me lo invento e non è un libro di Bradbury).
Dentro ci sono quattro chip specializzati, le famose TPU, alimentati da pannelli solari che generano appena un chilowatt, più o meno l’energia che serve per far funzionare un phon, eppure basterà per capire se l’idea regge davvero.

Arcas, ricercatore Google che si occupa d’IA, torna da un convegno sui consumi energetici sempre più insostenibili convinto che l’unica strada sia spostare i data center fuori dall’atmosfera, un’idea che dice di avere in testa fin da bambino, cresciuto tra i romanzi di fantascienza.

Quando l’idea arriva sul tavolo di Sundar Pichai, in sala c’è pure Sergey Brin, cofondatore di Google (chissà cosa si diceva in quell’ufficio…), che la approva su due piedi. Google decide di bruciare le tappe rispetto al programma originario pur di arrivare in orbita già quest’anno, accettando rischi che altrove avrebbe evitato.

La parte tecnica più interessante riguarda il raffreddamento, perché nel vuoto dello spazio le ventole non servono, e quindi gli ingegneri hanno dovuto inventare un sistema a strati che disperde il calore nel vuoto attraverso materiali conduttivi, una specie di panino termico, con il risultato che oggi i chip possono lavorare solo quindici minuti di fila prima di doversi spegnere per raffreddarsi.

Eppure Google dice chiaramente di non aspettarsi nulla di davvero operativo nei prossimi anni, nel frattempo l’orizzonte si allarga già a flotte di oltre ottanta satelliti coordinati tra loro, fino all’ipotesi di un satellite lungo quanto un campo da calcio, mentre anche Musk, Bezos e Altman scommettono sulla stessa direzione.

Non è un se ma un quando, smetteremo di stupirci del fatto che una nostra richiesta sul “come abbassare il cortisolo” o sul “come si chiamano le dita dei piedi” vengano elaborate da un chip in orbita invece che da un capannone qui sulla Terra.

gestoreblog



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