Un romanzo tolto dal premio letterario più prestigioso di Francia, perché alcuni software hanno stabilito che a scriverlo, almeno in parte, sia stata l’Intelligenza Artificiale.
Thélyson Orélien, scrittore haitiano canadese, aveva davanti a sé il classico tour da sogno, il suo libro sulla fuga raccontava un viaggio vero, il suo, recensioni entusiaste, ospitate in tv, oltre 50mila copie vendute in poche settimane, e poi… in pochi giorni tutto è saltato.
Un account anonimo su un social ha fatto girare il testo dentro Pangram, uno dei tool di rilevamento IA più affidabili secondo gli esperti, e il risultato ha detto che tutti i trentaquattro capitoli portano tracce di scrittura automatica.
Lui nega, il suo editore francese Grasset parla di accuse “malevole”, e la cosa più interessante è che nessuno, nemmeno chi ha creato quei detector, riesce a garantire una certezza assoluta, perché il tasso di errore esiste, perché l’italiano, il francese e tutte le lingue diverse dall’inglese sono meno testate (provate GPTZero con i vostri contenuti e la metà delle volte vi dirà che siete macchine) ma è bastato per far ritirare un romanzo da un premio (il Prix Goncourt, tipo il nostro premio Strega) che porta scrittori dritti dritti alla ficaggine maxima degli scrittori.
Ovviamente la Francia letteraria si è spaccata in due tra chi dice che con l’Intelligenza Artificiale la letteratura è finita, e chi invece, come l’editore Guillaume Allary, sostiene che vietarne l’uso agli scrittori sia come vietargli di usare un motore di ricerca, perché stiamo semplicemente ridefinendo cosa significhi essere autore.
Continuiamo a inseguire l’illusione dello scrittore solo, chiuso in una stanza con la sua penna, oppure iniziamo ad ammettere che il patto tra chi scrive e chi legge va riscritto da capo?
Ricordo che simili “accuse” c’erano state anche per uno dei miei libri preferiti, “In un milione di piccoli pezzi”, in cui Frey veniva accusato di NON avere vissuto davvero le esperienze che raccontava in quel (magnifico) libro. Niente di nuovo sotto il sole, tuttavia… è cambiata la dinamica. Oggi si accusa la IA di creatività, non di manovalanza.
Ora, io di libri ne ho scritti sei, l’ultimo l’ho consegnato a Hoepli la scorsa settimana, ma pensare che non si utilizzi l’IA oggi è come pensare che non si utilizzi la benzina se si ha un’auto.
Il vero punto non è l’utilizzo ma il COME si sia utilizzata. Di chi è l’idea? Di chi è la vita raccontata? Oggi il vero valore sta in questo, la forma gliela possiamo dare in seguito attraverso un algoritmo.