Ci sono due startup, Recursive e Ricursive (sì, cambia solo una vocale, la fantasia in Silicon Valley scarseggia, non sono italiani), che stanno inseguendo il sacro graal della tecnologia: l’intelligenza artificiale che si migliora da sola. Senza l’intervento umano. Una sorta di inception di IA
Ricursive Intelligence, nata da due ex ricercatrici di Google, Anna Goldie e Azalia Mirhoseini, punta a creare sistemi IA capaci di progettare chip migliori. Il concetto è un loop perfetto: chip più potenti generano IA più intelligenti, che a loro volta progettano chip ancora più potenti. È un circolo virtuoso che, potenzialmente, potrebbe non finire mai.
Ma non è solo filosofia, qui ballano i soldi veri, i miliardi. Ricursive ha raccolto 335 milioni di dollari e vale già 4 miliardi, pur avendo meno di 10 dipendenti. Humans&, un’altra realtà giovanissima, ha incassato 480 milioni in tre mesi.
C’è chi grida alla bolla da tempo, come sappiamo,, chi dice che siamo nel pieno di un’allucinazione collettiva eppure, il denaro continua a scorrere perché la potenza di calcolo costa cifre folli. A me, più che una bolla, sembra la ricerca di “una quadra”, come se stessimo capendo quali modelli creare, da chi copiare e da chi differenziarci.
Il punto però è un altro. Siamo davvero vicini a eliminare l’uomo dal processo creativo? Per ora, come dice Div Garg di AGI, queste tecnologie funzionano bene su compiti specifici, diciamo “verticali” ma la strada per l’intelligenza generale è ancora lunga.
Siamo davanti a strumenti che possono “accelerare” in modo incredibile, ma il tocco umano, la visione e la capacità di dare un senso a tutto questo rimangono (ancora, per ora, forse…) farina del nostro sacco.
Ti fideresti di una macchina che progetta se stessa? Io penso di si, ma prima dovrei capire con quali regole impara, scarta e “ragiona”.