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27 Aprile 2026

Smetti di studiare l’IA e avrai un futuro

di Rudy Bandiera

Hai presente quando sei in strada, guardi di lato e vedi la macchina nuova fiammante che parcheggia da sola, frena da sola, si tiene in corsia da sola… e tu, improvvisamente, ti chiedi se sei l’unico a non essere “assistito”?

L’intelligenza artificiale sta facendo alla mente quello che la lavatrice ha fatto al bucato e il navigatore al senso dell’orientamento: ci solleva dalla fatica, e intanto ci disabitua a certe competenze di base. Yuval Noah Harari dice che il XXI secolo sarà dominato dagli algoritmi che diventano “autorità esterne” che ci conoscono meglio di quanto ci conosciamo noi, fino a suggerire scelte su lavoro, relazioni, politica, svago.
Rifkin la vede come possibile inizio di un secondo Rinascimento, in cui le persone liberate dal lavoro salariato di massa possano creare valore sociale, comunità, capitale relazionale. Ma se non governi la transizione, diventa una gigantesca macchina di esclusione.​

Poi c’è il livello più sottile, quello degli “effetti collaterali sulla psiche” come depressione, burnout, disturbi dell’attenzione. Non è il nemico esterno, è l’eccesso di positività: troppi stimoli, troppe informazioni, multitasking permanente. Il risultato è una attenzione frammentata, una “iper-attenzione” che salta di continuo fra compiti e schermi, incapace di immersione contemplativa.
Sul fronte creativo, Mizio Ratti mette il dito nella piaga in modo spietato e utilissimo.
Dice, in sintesi: smetti di studiare l’IA, studia tutto il resto. Fra pochissimo interagire con un’IA sarà semplice come aprire un documento Word: niente più prompt engineering, catene di ragionamento, tecniche da smanettoni. Tutti avranno gli stessi superpoteri: il vicino, tua madre, il cugino che non sa ancora caricare una foto su Instagram. Tutti in grado di generare immagini bellissime, testi corretti, musiche dignitose. Sarà la “democratizzazione definitiva della mediocrità”: il valore non sarà saper usare la macchina, ma avere qualcosa da dire che valga la pena di essere chiesto alla macchina. L’IA diventerà invisibile come l’elettricità.

Noi dobbiamo evitare di diventare “mummie coerenti” per usare un’espressione di Huxley.

Allora, se metti tutto insieme, forse la mossa più sensata nell’era dell’intelligenza artificiale è sorprendentemente analogica: custodire la lentezza. Coltivare esperienze che i dati non sanno misurare. Allenare gusto, giudizio, sensibilità.
Perché l’IA farà sempre meglio il lavoro di macchina ma per tutto il resto, ancora e per fortuna, ci siamo noi.

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