Mi sono stancato di vedere slide fatte con l’intelligenza artificiale e ci metto dentro i ritratti seicenteschi
Mi hanno invitato a parlare a dei ragazzi delle scuole, come spesso capita, e mi hanno chiesto di parlare di “pace”. Sì, di pace, manco fossi il Papa. Ovviamente lo devo fare toccando i miei temi e come non farlo partendo da Hobbes e da Rousseau con i loro modelli di società letteralmente opposti?
E come non passare da loro alla scelta personale, al fatto che la pace è una questione che riguarda tutti, ogni giorno, in base alle nostre scelte private.
E come non passare da questo alle scelte fatte da Amodei che ha fatto entrare Anthropic nella lista nera del Pentagono per NON aver fornito (completamente) la propria intelligenza artificiale al Pentagono stesso.
Insomma, fare delle slide parlando di pace, inserendo ritratti di filosofi e arrivare a parlare di intelligenza artificiale mi fa capire una cosa, di nuovo: tutto è collegato.
Solo quando capiremo veramente che siamo noi i responsabili delle nostre esperienze potremo allora iniziare a conoscere veramente noi stessi e il mondo.
Ciò che stiamo vivendo oggi è il risultato di pensieri fatti prima di oggi, proprio come stiamo proiettando nel futuro i pensieri che stiamo facendo oggi.
Zygmunt Bauman identifica il vero significato del progresso nella convinzione che noi siamo quelli che fanno accadere le cose. Semina un pensiero, raccogli un’azione; semina un’azione, raccogli un’abitudine; semina un’abitudine, raccogli un carattere; semina un carattere, raccogli un destino.