La vera e più grande sfida di ChatGPT è trasformarsi in un bancomat.
Sam Altman, il boss che un anno fa diceva la pubblicità è l’ultima spiaggia altrimenti la gente smette di fidarsi, oggi mette la pubblicità dentro ChatGPT, evidenziando il fatto che quando il costo dell’infrastruttura esplode, l’etica del modello di business viene negoziata al ribasso.
OpenAI spera di triplicare i propri ricavi nel prossimo anno perché prevede di spendere decine di miliardi di dollari in investimenti ma il tempo stringe e oggi si trova con ricavi importanti ma spese mostruose in potenza di calcolo, data center e talenti, il tutto in un mercato in cui si scontra con aziendine del livello di Google e Microsoft che non stanno dormendo.
In pratica ChatGPT deve monetizzare gli 800 milioni di utenti di cui solo una piccola percentuale paga l’abbonamento. Da qui la mossa: pubblicità dentro il prodotto che, fino a ieri, veniva venduto come neutro e senza adv. Il rischio è esattamente quello che Altman aveva descritto ovvero se le risposte iniziano a sembrare sponsorizzate, la fiducia crolla, ChatGPT smette di essere percepito come un assistente e diventa un cartellone pubblicitario conversazionale.
I competitor hanno annusato la bazza da lontano.
Anthropic si è posizionata come l’intelligenza artificiale senza pubblicità, arrivando addirittura a sfottere in uno spot al Super Bowl la scelta di OpenAI di portare la pubblicità dentro il modello.
È la classicona mossa di branding: da una parte chi racconta di voler democraticizzare l’IA portandola a miliardi di persone che non possono pagare, usando l’adv come giustificazione e dall’altra chi dice noi niente pubblicità, ma ti facciamo pagare caro, perché forniamo un prodotto figo e per pochi.
Sullo sfondo c’è il vero nodo: la fiducia.
Tu non ti fidi di chi ti vuole vendere qualcosa, ti fidi dello scappato di casa che non ha nulla da guadagnare da quello che ti consiglia. Se domani ChatGPT mischia nelle sue risposte contenuti organici e contenuti pagati, anche se li etichetta, entra nel territorio scivoloso della “macchina influencer”: non stai più parlando con un assistente neutro, ma con un soggetto che ha un interesse economico su quello che ti suggerisce.
Sembra che oggi OpenAI non abbia trovato una sua identità.
Dopo essere arrivata per prima e avere cambiato di fatto il mondo, oggi sta provando a fare troppe cose insieme mentre brucia soldi a una velocità che rende ogni nuova fonte di ricavo appetibile, anche quelle che fino a ieri venivano definite l’ultima risorsa.
E ogni volta che sposti il modello di business in quella direzione, la vera domanda non è quanto fatturi in più ma quanta fiducia sei disposto a bruciare per arrivarci.