Nvidia ha appena speso 12,9 miliardi di dollari per comprare Hugging Face, e se pensi che sia solo l’ennesima acquisizione miliardaria di cui dimenticarti tra tre giorni, ti sbagli, perché qui si sta consumando qualcosa di molto più interessante di un semplice assegno con tanti tanti tantissimi zeri.
Fino a ieri Nvidia era quella che vendeva le pale durante la corsa all’oro, i chip su cui gira tutta l’Intelligenza Artificiale del pianeta, e si teneva ben fuori dalla mischia su chi facesse cosa con quei chip. Con la pala scavi dove vuoi ma oggi invece si è comprata anche la miniera, perché Hugging Face è di fatto la libreria dove sviluppatori di tutto il mondo scaricano, modificano e condividono modelli di IA aperti, quasi tre milioni ormai, contro i tredicimila del 2021, e chi controlla quel posto (la miniera) sa esattamente come si muove l’intero ecosistema, chi cerca cosa, chi costruisce cosa, dove sta andando il mercato prima ancora che il mercato se ne accorga. Cioè, tipo, il mercato diventi tu.
E qui si apre la partita vera, quella tra modelli aperti e modelli chiusi, con Nvidia e Hugging Face che difendono l’idea che l’IA debba essere libera, scaricabile, modificabile da startup, università, piccole imprese che altrimenti non potrebbero mai permettersi di allenare un modello da zero, mentre dall’altra parte Anthropic e OpenAI spingono in direzione opposta (guarda un po’) con sistemi chiusi, controllati, sostenendo che l’apertura totale regali troppi vantaggi a chi vuole copiare o peggio ancora ad attori scorretti. Nel mezzo c’è pure Washington (bene ma non benissimo, di questi tempi) che sta valutando restrizioni vere e proprie sui modelli aperti, in particolare quelli cinesi, e quindi parliamo di una battaglia che non è solo tecnologica ma diventa geopolitica nel giro di due righe.
Comunque, Nvidia continua a macinare soldi che è una meraviglia, tra i 500 miliardi raccolti insieme a sei colossi degli investimenti e i 105 miliardi promessi per uno dei data center più grandi al mondo, tutto mentre l’azienda garantisce da sola quasi 50 miliardi alle stesse startup che poi quei soldi glieli restituiscono comprando i suoi chip.
E allora la perplessità che mi frulla in testa non è se l’IA aperta vincerà su quella chiusa o viceversa, ma chi decide davvero le regole del gioco quando chi produce l’hardware, finanzia le startup e ora possiede pure la libreria dei modelli, è sempre la stessa azienda.