Hai presente quando, la sera, ti ritrovi sul divano con il telefono in mano e ti dici “mi faccio due scroll e poi basta”, e quando alzi la testa è passata, se va bene, un’ora buona?
Eppure non volevi neanche davvero farlo, era solo un attimo di noia tra una cosa e l’altra.
Avevi un libro sul tavolino, una chitarra in un angolo (io no, quella non ce l’ho :) , una PS5 sotto la TV o magari anche qualcuno in casa con cui parlare, ma hai scelto il grande buco nero del feed.
Epicuro divideva i desideri in tre categorie: quelli naturali e necessari, quelli naturali e non necessari, e quelli non naturali e non necessari.
Bere quando hai sete è naturale e necessario, il bicchiere di vino buono è naturale ma non necessario, la smania di avere l’ennesimo status, l’ennesimo riconoscimento, è né naturale né necessario: è solo una complicazione in più.
Se ci pensi, gran parte del tempo che passiamo sui social oggi è tutto in quell’ultima categoria: non ci serve per vivere, non ci serve neanche per stare meglio, ma lo inseguiamo lo stesso, come una sorta di lepre da inseguire nel nostro cervello: non ti accorgi del tempo che passa ma ti fa sentire “a posto” finché lo guardi.
Il vero lusso contemporaneo non è stare sempre connessi, ma concedersi la disconnessione.
Se non spegnere lo schermo almeno allontanarlo e tornare un po’ a quelle robe che ti tengono compagnia anche quando nessuno ti mette like, tipo una chiacchiera, una birra, una cucinata, un pisolino.