L’Europa è un gigante economico che viaggia con il freno a mano tirato: rappresentiamo il 17% del PIL mondiale, ma controlliamo appena il 4% della capacità di calcolo globale.

Tutto questo è una roba da matti, specie guardandoci in giro. Lasciando perdere gli USA, con cui sarebbe impietosi il confronto, la Cina ha un peso economico simile al nostro ma gestisce quasi un quarto della potenza di calcolo di tutto il pianeta.
Il punto è che senza infrastrutture non c’è crescita.
Negli Stati Uniti hanno investito 500 miliardi di dollari in intelligenza artificiale, semiconduttori ed energia: una cifra mostruosa che sta letteralmente trainando la loro economia. Senza questa spinta, gli USA sarebbero fermi al palo e stagnanti come noi.
Non sono più furbi o più bravi, solo hanno avuto una visione a lungo termine che noi non abbiamo mai avuto. Siamo disuniti, spezzettati, litigiosi, e sovranisti al limite dell’imbarazzante, anche quando “sovranisticamente” non possiamo tirare avanti a lungo.
Ma c’è una cosa positiva. Satya Nadella, il capo di Microsoft, dice che il costo per costruire questa capacità di calcolo si dimezza ogni tre mesi. Se ha ragione, lo scenario cambia: mentre i mega investimenti in USA (spesso in debito) rischiano di surriscaldare l’economia e farla finire in recessione, noi europei abbiamo una finestra aperta. Possiamo recuperare il gap tecnologico senza finire strozzati dai debiti visto i costi che si abbassano e si abbasseranno. Si fa più con meno.
Siamo di fronte a un cambiamento d’epoca, non a una semplice epoca di cambiamenti. Dobbiamo decidere se restare spettatori, limitandoci a produrre infografiche che alimentano l’indignazione, oppure se unirci, superare le cazzate e impegnarci concretamente per costruire il nostro futuro.