Molte aziende stanno tagliando in previsione dell’impatto dell’IA, PRIMA di avere prove reali che quelle persone saranno sostituibili. Forse abbiamo sbagliato le previsioni… di nuovo
Nel 2025 in USA sono stati annunciati 1,2 milioni di tagli ma quando vai a vedere da vicino scopri due cose affascinanti.
In moltissime aziende l’intelligenza artificiale è più una roba da raccontare che un fattore oggettivo, in realtà tagliano perché hanno assunto troppo nel periodo Covid, perché temono una recessione, perché devono alzare i margini, e “lo facciamo per l’IA” suona meglio che “siamo dei co***ni, abbiamo sbagliato i conti”.
Poi i numeri che arrivano dai sondaggi sui manager raccontano un paradosso: il 39% ha già fatto piccoli o moderati tagli di organico “in anticipazione” dell’AI, il 21% ha tagliato tanto, sempre “in anticipazione”, e un altro 29% ha semplicemente rallentato le assunzioni. Solo il 2% dichiara grandi riduzioni direttamente legate a implementazioni AI concrete, già in produzione.
Di fatto i licenziamenti ci sono realmente, ma sono per lo più preventivi o per altre ragioni, precedenti addirittura alla rivoluzione IA.
Tutto questo ambaradan si fonde con un’altra realtà che spesso sottovalutiamo: l’AI di solito sostituisce pezzi di lavoro, non ruoli interi.
L’esempio dei radiologi è lampante. Geoffrey Hinton (psicologo e informatico) nel 2016 dava per “completamente ovvio” che l’IA li avrebbe divorati in cinque anni, ma dieci anni dopo non risulta che qualcuno sia stato licenziato per questo, e anzi negli Stati Uniti c’è carenza di radiologi perché il loro lavoro è molto più che leggere immagini.
Questa storia del “tagliamo ora per l’AI di domani” ha effetti collaterali pesanti: se io dipendente sento che l’AI è la ragione per cui i miei colleghi vengono mandati a casa, smetto di vedere la tecnologia come strumento per migliorare il mio lavoro e la vivo solo come minaccia. Mi difendo, la boicotto, fingo di usarla. Se poi scopro che in realtà l’AI è stata solo una foglia di fico per coprire un banale taglio costi, la mia fiducia nel management e in qualunque progetto IA va sotto zero.
La via più sensata non è scaricare sull’IA la responsabilità di licenziare persone prima ancora di avere capito cosa ti porta davvero valore ma fare il contrario, ovvero cercare di integrare l’intelligenza artificiale affiancandola alle professionalità già esistenti vedendola come io vedevo il manipolatore per i cerchi in lega che usavo in fonderia: non era un oggetto che sostituiva il mio lavoro, ma un “argano” che mi permetteva di spostare pesi maggiori con meno fatica.