Elon Musk è INCREDIBILE: vuole costruire dei “computer spaziali”, letteralmente. Ha fuso xAI dentro SpaceX per costruire data center nello spazio
Sembra fantascienza e invece… è un piano industriale da 1.250 miliardi di dollari di valutazione.
L’idea è semplice da raccontare e folle da realizzare: un milione di satelliti che funzionano come data center orbitali, lanciati con Starship, il razzo che secondo Musk arriverà a fare un lancio ogni ora con 200 tonnellate di carico.
In orbita c’è energia solare continua e Musk dice chiaro che l’AI, a terra, non la alimenti senza mettere sotto pressione comunità e ambiente. Tradotto: se vogliamo modelli sempre più grandi, o cambiamo infrastruttura energetica o qualcosa si rompe.
Dentro questa mossa ci sono 3 livelli:
1- Il primo è tecnologico: mettere insieme razzi, satelliti e AI in un unico “motore di innovazione verticalmente integrato”, come lo chiama lui. Dalla produzione del razzo al modello che gira sul tuo smartphone, tutto in casa.
2- Il secondo è di potere: con questa fusione Musk stringe ancora di più lo stesso nodo attorno a spazio, comunicazione e intelligenza artificiale. Ha Tesla, ha X, ha Starlink, ha xAI con Grok, ora tutto converge sotto l’ombrello SpaceX. Meno è distribuita l’infrastruttura, più è concentrata la leva su chi la controlla.
3- Il terzo è narrativo: un milione di satelliti–data center che bevono energia solare nello spazio per addestrare AI che poi vivono nelle nostre vite. È la versione 2026 di “colonizzare Marte”: il progetto che giustifica tutto il resto. Funziona benissimo a livello di immaginario, e quando la narrazione è così potente rischiamo di scambiare l’ambizione per… futuro.
Nel frattempo, qua giù, le aziende hanno ancora problemi molto più semplici: capire come usare l’AI senza far saltare i propri server, senza distruggere la fiducia dei clienti e senza regalare tutti i dati a piattaforme che non controllano.
Musk è magnifico e terribile, come il Minotauro, il Kraken e i mostri della mitologia.