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31 Marzo 2026

Agenti IA: non dategli mai la carta di credito

di Rudy Bandiera

Gli Agenti IA sono fichissimi, fanno un sacco di cose, ma non dategli mai la carta di credito

Prendiamo Sebastian Heyneman (il tizio della foto), startupper di San Francisco che chiede al suo bot di trovargli un posto per parlare al World Economic Forum di Davos. Lui va a dormire, il bot lavora. Cerca contatti, scrive messaggi, tratta, insiste. Il risultato? L’accordo arriva. Il problema? Il bot, un filino troppo intraprendente, accetta una sponsorizzazione da 24.000 franchi svizzeri senza che Sebastian avesse mai autorizzato quella spesa. Il giorno dopo lui si sveglia, vede il disastro e finisce a pagare migliaia di euro (circa 30k) solo per riuscire comunque a partecipare all’evento.

Li trovate dentro a Perplexity in forma di browser che si chiama Comet, o dentro a Claude e un po’ ovunque: non parliamo più di “chatbot” ma di “agenti” perché non si limitano a rispondere ma agiscono. Qua cambia tutto: AGISCONO.
Prenotano viaggi, modificano file, mandano mail, scrivono report, parlano con altre persone al posto nostro. Gli agenti sono questo, come un dipendente a basso costo, sempre operativo e spesso affidabile ma anche una mina vagante pronta a cliccare sul pulsante sbagliato nel momento sbagliato.

Possono sostituire pezzi di lavoro umano? Sì, in parte sta già succedendo. Possono fare disastri? Assolutamente sì. Possono inventare informazioni, rovinare file, eliminare migliaia di email con un task impostato male.

La verità, oggi, è che gli agenti sono già potenti ma ancora profondamente imperfetti. Ci aiutano a fare ricerche complesse, a sintetizzare informazioni, a generare idee e documenti in modo velocissimo. Ma senza supervisione rischiano di diventare quegli stagisti super entusiasti che fanno più danni che altro se non li segui.
L’IA non rimpiazzerà le persone domani mattina, ma cambierà molto in fretta che cosa facciamo noi e che cosa facciamo fare alle macchine.

Quindi attenzione: se si vuole sperimentare lo si deve fare in “ambiente protetto” senza che questi cosi, almeno oggi, abbiano davvero accesso a tutto quello che noi consideriamo importante perché se ci comprano delle sponsorizzate senza autorizzazione, non vedo il perché non dovrebbero dare i nostri dati in giro.
Ricordiamoci una regola semplice: lasciamogli scrivere le mail, per capire come funzionano, ma prima di farle partire, l’ultimo clic deve essere il nostro. E la carta di credito, possibilmente, la teniamo in tasca noi.

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