Secondo Bill Gates l’IA spaventa ma stanno tutti zitti per fare il grano: nel privato, chi costruisce l’Intelligenza Artificiale è terrorizzato da quello che sta creando, ma in pubblico tace, perché uno di loro gli ha detto testualmente “non dirlo in giro, fa male al prossimo trilione di dollari che dobbiamo raccogliere”.
Lo ha raccontato al New York Times, e non stiamo parlando di un complottista da bar (cioè, per alcuni si ma io non credo lo sia), ma del fondatore di Microsoft, uno che l’informatica l’ha inventata o quasi, e che oggi ammette che l’industria sta minimizzando consapevolmente i rischi perché sul piatto ci sono troppi soldi, trilioni, non milioni.
Poi è vero che messaggero non è il più credibile del mondo, arriva da un periodo orribile tra email di Epstein, divorzio, infedeltà pubbliche e sei ore di audizione al Congresso, e proprio ora decide di tornare sotto i riflettori per lanciare l’allarme. Coincidenza o calcolo, chi lo sa, ma quello che dice merita comunque attenzione, perché il codice (e il business) li ha vissuti per una vita intera.
La parte più affascinante è quando racconta che nella sua vita solo tre volte la tecnologia lo ha davvero sbalordito, l’interfaccia grafica nel 1980, ChatGPT nel 2022, e quest’anno le capacità di Claude Code, lo strumento di Anthropic. Uno che il codice lo mangiava a colazione, oggi si trova davanti a una macchina più brava di lui nel suo stesso mestiere, e si chiede ad alta voce cosa diavolo stia succedendo. Nell’intervista se lo chiede così, letteralmente.
E poi il lavoro: stavolta, dice Gates, è diverso da ogni rivoluzione tecnologica precedente, perché l’IA non colpirà un settore alla volta lasciando agli altri il tempo di assorbire chi resta a piedi, ma si diffonderà ovunque, insieme e di fatto tutte le porte che si chiudono nello stesso momento.
Le sue proposte sono una tassa sui token (tipo una tassa sulla capacità computazionale) per finanziare chi perde il lavoro e mestieri “riservati agli umani” per legge, sono concrete quanto complicate da realizzare davvero. Ma la stoccata più dura arriva quando parla di autoregolamentazione volontaria sui rischi estremi: “Lo strumento più pericoloso mai inventato, e vogliamo regolarci da soli? No grazie.”
Non so se Gates sia sincero fino in fondo o stia anche ricostruendo la sua immagine dopo mesi difficili, probabilmente sono vere entrambe le cose. Ma se chi questa tecnologia la capisce meglio di chiunque altro è spaventato in privato e zitto in pubblico, noi possiamo davvero permetterci di prenderla alla leggera o pensare che non ci riguardi?