C’è un video che mi ha lasciato di sasso, e credo lascerà di sasso anche te: lavoratori in India, in fabbrica, con delle telecamere montate sulla testa, che riprendono le proprie mani mentre lavorano. Sembra un controllo di produttività qualunque, e invece no
Quei lavoratori sono pagati apposta per filmare i propri gesti, la propria manualità, perché quei dati servono ad addestrare l’intelligenza artificiale a fare esattamente il loro lavoro al posto loro. Letteralmente si stanno filmando mentre insegnano alla macchina a licenziarli, esattamente come quel meme del tizio seduto sul ramo di un albero che sega il ramo su cui è seduto, con la differenza che qui il ramo sono degli stipendi veri.
Secondo il famoso politologo Ian Bremmer il prossimo anno sarà quello in cui la disoccupazione causata dall’intelligenza artificiale diventerà visibile, concreta, e la gente inizierà ad arrabbiarsi sul serio. E non è un caso che un sondaggio recente dica che negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale oggi è meno popolare dell’agenzia per l’immigrazione, che è tutto dire.
Questa rabbia, purtroppo, non è rimasta solo sui social. Sam Altman ha subito un attentato con una bottiglia incendiaria, e la sera dopo hanno sp****o contro casa sua. Non sto dicendo che la violenza sia in alcun modo giustificabile, va condannata sempre, ma il punto è che quando la rabbia sociale arriva a questi livelli, significa che qualcosa nel sistema si è già rotto seriamente.
Bremmer fa una distinzione che trovo molto onesta: nel resto del mondo, Africa, India, Cina, la gente comune guarda all’intelligenza artificiale con entusiasmo, la vede come uno strumento che può migliorare davvero la propria vita. In Europa e negli Stati Uniti invece la reazione è opposta, perché lì l’IA viene percepita come una minaccia diretta al proprio lavoro, in particolare quello impiegatizio, quello che un tempo sembrava al sicuro per sempre.
E aggiunge una previsione che mi ha colpito: un’ondata di populismo nel 2028 legata proprio a questo tema, con un vuoto ancora tutto da riempire, perché oggi non esiste, nello spettro politico, nessuna figura capace di intercettare questa rabbia in modo costruttivo invece che semplicemente cavalcarla.