Siamo in un mondo sempre più iper-digitale, iper-connesso, ma sempre più senza figli ed è possibile che lo smartphone non sia solo uno strumento poi così neutro
Quando guardiamo alla combinazione tra bassa natalità e rivoluzione digitale, il punto non è fare moralismo contro la tecnologia, ma riconoscere che ogni tecnologia sufficientemente avanzata modifica il nostro modo di vivere, di desiderare, di innamorarci, di fare o non fare figli. Se i social e gli smartphone diventano il luogo principale in cui passiamo il tempo, è lì che si spostano anche le relazioni, le decisioni sul futuro, e quel tempo sottratto alla vita offline finisce per erodere anche la costruzione di una vita di coppia stabile.
Più ricerche americane dicono che il giorno che ha cambiato il mondo potrebbe essere stato il 9 gennaio 2007 ovvero l’arrivo di iPhone con meno interazioni faccia a faccia, meno se***, meno gravidanze, più posticipo delle scelte famigliari. Tutti i Paesi, dalla Gran Bretagna alla Cina alla Nigeria (per non parlare di noi) mostrano lo stesso schema ovvero il crollo della fertilità adolescenziale e giovanile che si sovrappone alla finestra temporale in cui esplode la vita digitale, insieme a un aumento di depressione, ansia, isolamento e comportamenti problematici.
Demografi noti come Arnstein Aassve sottolineano anche il cambio di valori, dal quartiere alla cultura globale dei social, dove sei immerso in vite perfette, carriere brillanti e standard irraggiungibili. Le app di incontro, invece di facilitare le coppie, spesso alimentano una logica di consumo con partner come esperienze da valutare e sostituire, iper-selettività e la sensazione che ci sia sempre di meglio.
La discussione sulle leggi che limitano l’accesso ai social ai minori di 15 o 16 anni nasce dal riconoscere che la tecnologia non è solo intrattenimento, ma infrastruttura emotiva, sessuale, cognitiva. Ritardare l’esposizione massiva non fermerà da solo il calo delle nascite, ma può dare ai ragazzi qualche anno in più per formare anticorpi critici, identità più stabili e relazioni meno dipendenti dall’algoritmo.
Il web dovrebbe essere un luogo di relazioni che generano fiducia ma le relazioni che servono per arrivare a dire “facciamo un figlio” sono lente, profonde, piene di silenzi ed errori, e fanno fatica a sopravvivere in un ecosistema frastagliato, sincopato e anche abbastanza irritante.