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02 Luglio 2026

Compri GTA 6 su disco, ma dentro trovi un cartoncino

di Rudy Bandiera

Ho comprato GTA 6 in digitale, senza disco, seduto in poltrona come faccio sempre, e mi sono reso conto che quel pezzo di plastica che un tempo chiamavamo “gioco” oggi è diventato solo un cosplay del possesso, un cartoncino che recita la parte dell’oggetto mentre dietro le quinte comanda l’accesso.

Il 19 novembre GTA 6 esce su PS5 e Xbox Series X|S come uno degli eventi più grossi della storia del gaming, ma la cosiddetta copia fisica è una scatola con un codice dentro, non un disco, ed è lì che capisci che il confine tra “avere un gioco” e “avere il permesso di giocarci” si è praticamente dissolto.
In realtà è lo stesso schema che ho visto nella musica, nei film, nei software, in tutto quello di cui mi occupo quando parlo di Web e tecnologie: non possiedo più quasi nulla, mi viene venduto accesso controllato, abbonamenti, licenze, e GTA 6 è solo il cartello al neon che ti sbatte in faccia questa cosa senza più giri di parole
Il disco sparisce, l’usato evapora, i prestiti tra amici diventano archeologia, e il fisico si trasforma in feticcio estetico da scaffale, mentre i veri gigabyte vivono nei server di qualcuno che decide quanto, come e fino a quando posso usarli.

Dal lato Rockstar la mossa è lucidissima e zero romantica: togliere i dischi significa meno leak, più controllo sulle date, meno logistica vecchio stile, più margini, più potere agli store ufficiali e un colpo secco al mercato dell’usato che per anni ha tenuto in piedi una parte del retail.
Io mi sono già arreso da tempo al digitale per una questione di pura comodità: mi piace stare in poltrona, mi piace vedere qualcosa, cliccare compra e giocarlo, non ho mai campato di usato e quindi oggi non sento il lutto del supporto, anche se vedo benissimo lo strappo identitario per chi nel disco vedeva un pezzo di libertà e non solo un oggetto. La verità è che nel 2026 quando clicco “acquista” so perfettamente che non sto comprando qualcosa di “mio” da mettere sullo scaffale dell’eternità, ma sto pagando per un accesso che funziona finché le condizioni restano quelle, esattamente come faccio con i libri su Kindle, con i film su Amazon, con la musica in streaming e con ogni singolo contenuto digitale che consumo e produco, compreso questo video. Che ci piaccia o meno, GTA 6 non è solo la fine del disco, è la scena madre in cui ammettiamo che l’idea di possesso nel digitale è finita, e che quello che davvero ci interessa è solo che tutto continui a funzionare finché ci serve.

Tu, se fossi al mio posto, ti aggrapperesti ancora al disco per sentirti “proprietario”, o ti basta che il gioco parta quando accendi la console?

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