Non sono un fan della giovinezza, essere giovani non è un valore ma uno stato, e trovo sgradevole il giovanilismo, quell’atteggiamento nevrotico che porta le persone a non diventare mai adulte.
Sono invece un fan del famoso detto: “se vuoi vedere il futuro, parla con un sedicenne”.
Ecco, io credo che stare con i giovani sia il modo migliore per capire quello che sta accadendo e quello che accadrà, perché uno dei grandi temi del nostro tempo è parlare sempre di Generazione Z, di giovani, di ragazzi… senza far mai parlare loro.
Ogni volta che mi chiamano, se riesco, se posso e se sono libero, ci vado e ieri è stato il giorno dell’Istituto Tecnico Einaudi di Ferrara: mi hanno chiamato per fare un podcast sul tema dell’intelligenza artificiale e devo dire che è stato davvero divertentissimo!

Mi hanno fatto domande per niente banali, quasi tutte di taglio umanistico: come l’intelligenza artificiale sta cambiando le nostre vite, come possiamo confrontarci con lei (o NON confrontarci) per parlare di problemi personali, amorosi e psicologici, come possiamo usarla nella vita di tutti i giorni perché diventi parte integrante della nostra esistenza senza però diventare un divoratore dell’esistenza stessa.
I ragazzi hanno delle sensibilità che noi non abbiamo, ma soprattutto hanno delle sensibilità che noi sospettiamo che loro non abbiano.
Sono oggettivamente diversi da me: non vuol dire migliori o peggiori, semplicemente diversi. Questa è una cosa con la quale dobbiamo fare i conti, di cui dobbiamo prendere atto e di cui dovremmo essere fieri, perché se ogni generazione fosse identica alla precedente, saremmo ancora all’età della pietra.