In USA è in corso un braccio di ferro sul regolamentare la IA tra i singoli stati e il solito Trump: da una parte la Casa Bianca che dice di non intralciare l’innovazione e dall’altra governatori che non stanno a guardare mentre l’IA entra nella vita quotidiana delle persone tra lavoro, scuola, e tutela dei minori
La mossa più forte, nelle ultime settimane, l’ha fatta Gavin Newsom in California, che ha firmato un ordine esecutivo per imporre a chi lavora con lo Stato limiti su sicurezza, privacy, sorveglianza e contenuti illegali, sfidando apertamente la linea della Casa Bianca, ma non è un caso isolato: da quando esiste ChatGPT, quasi 40 Stati hanno iniziato a scrivere leggi su deepfake, trasparenza dei sistemi e protezione dei bambini, mentre il Congresso continua a non trovare un accordo (o a non voler trovare un accordo) su come regolare Big Tech.
Sul tavolo c’è una domanda che ci riguarda tutti, anche noi, ovvero chi scrive le regole della macchina, prima che sia la macchina a scrivere le regole per noi, perché la distanza tra un’IA che supporta decisioni umane e una che decide al posto nostro non è solo una questione di codice, ma di responsabilità e di chi risponde quando qualcosa va storto.
La cosa paradossale è che la politica federale chiede pazienza, chiede fiducia nelle grandi aziende tecnologiche, mentre a livello locale esplode il tema molto concreto delle bollette che aumentano per i data center, dei bambini esposti ai chatbot, dei lavoratori che vedono il proprio mestiere cambiare senza rete di protezione. I legislatori statali, politicamente trasversali, dicono una cosa semplice: non possiamo aspettare dieci anni per, forse, avere una legge, mentre l’IA si infila ovunque.
Al netto delle bandiere e dei nomi, il concetto è che l’IA non è un gadget da smanettoni ma un modo nuovo di stare al mondo, che ci riguarda tutti.
O le regole le scriviamo con lucidità adesso, tenendo insieme innovazione e tutela delle persone, oppure rischiamo di svegliarci in una società del controllo costruita “per il nostro bene”, ma senza che nessuno ci abbia chiesto se ci piace la baracca nella quale stiamo.