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27 Marzo 2026

La fine dei social come li conosciamo?

di Rudy Bandiera

Forse questo è l’inizio della fine dei social come li conosciamo perché la notiziona non è la multa ma l’idea che i social, per la prima volta, vengano trattati come un prodotto potenzialmente dannoso, che provoca dipendenza.

A Los Angeles una giuria ha stabilito che Meta e Google devono risarcire con 3 milioni di dollari una ragazza ventenne per ansia e depressione legate a una dipendenza da social, dopo aver ascoltato manager e visto documenti interni che mostrerebbero come il profitto sia stato messo davanti alla sicurezza dei minori. Nello stesso giro di ore, in New Mexico, un’altra giuria ha condannato Meta a 375 milioni di dollari in una causa intentata dallo Stato, che aveva documentato come, fingendosi minorenni, gli investigatori trovassero facilmente predatori e contenuti “sessualizzati” spinti dagli algoritmi verso i più giovani.

Ora, non facciamo i conti in tasca a Zuckerberg perché per lui queste cifre sono lo 0,00025% del valore di Borsa, praticamente il resto del caffè, ma evidentemente la questione non è il denaro.
Se gli algoritmi servono contenuti ai minori per fare cassa, allora il problema non è la macchina, ma chi scrive le regole della macchina, perché se queste decisioni faranno da apripista, possiamo ritrovarci con un’onda lunga di cause di singoli, associazioni, scuole e Stati, un po’ come successe con il tabacco quando, dopo decenni di bugie, arrivarono 206 miliardi di risarcimenti e regole durissime.
Poi c’è il tema culturale: se accettiamo che le piattaforme non siano solo neutre, non sono solo contenitori come hanno sempre loro detto di essere, diventa difficile continuare a parlare di uso consapevole scaricando tutto sull’utente.

Per anni abbiamo costruito business, carriere e reputazioni appoggiandoci a strumenti che non controlliamo, inseguendo algoritmi che cambiano da un giorno all’altro e misurando il nostro valore a colpi di like e reach. Oggi quelle stesse piattaforme vengono accusate, in tribunale, di sacrificare i minori sull’altare della permanenza online, con algoritmi fatti apposta per fo**erci.
Continuare a usare le piattaforme con leggerezza diventa una posizione etica.

Riccardo Luna sul Corriere dice che non è bastato alla Silicon Valley mettersi sotto l’ala protettrice della Casa Bianca di Donald Trump e ha ragione, perché queste due sentenze cambiano il clima, spostano il focus al fatto che se guadagni miliardi costruendo prodotti che sfruttano la vulnerabilità di chi li usa, prima o poi qualcuno ti presenta il conto.
Forse questo è l’inizio della fine dei social come li conosciamo.

gestoreblog



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