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26 Marzo 2026

L’ultima “lezione italiana” di Peter Thiel

di Rudy Bandiera

L’ultima “lezione italiana” di Peter Thiel è quella in cui smette di giocare con l’Anticristo e mette le carte geopolitiche sul tavolo, usando la teologia come scenografia, ma parlando in realtà di potere, imperi e paura

Thiel è il controverso fondatore di Palantir, nome BELLISSIMO per un progetto ancora più controverso del suo stesso fondatore.
L’idea di fondo è semplice e brutale: l’ultimo vero impero universale è stata Roma, Londra non ce l’ha fatta a diventare la nuova Roma, gli Stati Uniti l’hanno sostituita ma oggi sono in declino, e nessuno dei candidati successori ha i tre requisiti per essere davvero egemone: forza militare, finanziaria e una religione o ideologia che scaldi i cuori.
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La Russia, per Thiel, è un impero finito nel 1917, la Cina è la vera potenza emergente, ma non ha carisma, non ha un’idea del mondo esportabile come l’URSS, e soprattutto non ha quell’aura quasi religiosa che serve a guidare alleati, non solo a comprare porti e infrastrutture. Da qui la conclusione: proprio perché nessun altro è pronto, l’America diventa “fortezza da difendere” anche a costo di accettare un certo grado di autoritarismo interno, perché la caduta degli USA, nella logica di Thiel, non aprirebbe a un nuovo ordine ma a un caos multipolare ingestibile. Brrr… vengono i brividi.

Sulla tecnologia Thiel gioca la carta doppia: da un lato attacca le big tech (compresa Palantir, e qua si va nel loop paradossale) come strutture potenti e problematiche, dall’altro sostiene che proprio grazie a quelle stesse tecnologie i governi saranno meno brutali, perché avranno strumenti “puliti” per sicurezza e controllo invece di metodi fisici più rozzi. È la versione tecno-liberale del “meglio l’algoritmo che la manganellata”, che sorvola però sul fatto che le stesse infrastrutture digitali rendono possibile una sorveglianza capillare mai vista prima.
Sul fronte interno americano lui ribadisce l’appoggio a Trump e se incroci questa lezione con quello che ha scritto su fiducia, leader e crisi dei simboli, Thiel sta provando a costruire un nuovo “imperatore romano” narrativo: un Occidente guidato dagli USA, salvato da un’élite tecno-finanziaria che usa la tecnologia come arma e come religione sostitutiva, con l’Anticristo come grande metafora e la Cina come antagonista senza fascino.

E se a dire tutto questo è un uomo che ha in tasca decine di miliardi di finanziamenti del Pentagono e i dati di mezzo mondo, non so te ma io risento il brividino di prima…

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