C’è una cosa che spesso sottovalutiamo quando si parla di IA, ovvero l’erosione delle competenze.
La scorsa settimana sono stato invitato come conduttore all’evento Beyond the Hype organizzato da Uqido in cui si parlava di manifattura, o meglio di aziende manifatturiere. Tra gli interessantissimi interventi, tra cui il mitico Mario Attubato che mi hanno colpito molto, uno mi ha fatto riflettere sul nostro futuro del lavoro in modo particolare.
Pierangelo Dolera CEO di Atom Cutting Group, ha sollevato la questione delle competenze che posso riassumere in questo modo: nel suo ambito, quello dei pellami, esistono competenze che sono solo qua, in Europa e in Italia in particolare. In altre parti del mondo, molto semplicemente, non si sono mai sviluppate, non sono mai nate (così come qui non sono nate competenze che esistono là).
Ora, se queste competenze che abbiamo noi tendiamo a delegarle sempre di più all’IA, allora queste competenze… svaniscono. Puff.

In pratica il ragionamento è semplice e lo estremizzo per capirci: se i 36 licenziati di Marghera perché sostituiti dalla IA avevano delle competenze sviluppate negli anni che sono state assorbite dalla IA, queste competenze non possono essere passate a dei junior, per ragioni piuttosto ovvie.
Quindi qua non si tratta più “solo” di perdere il lavoro ma di erodere competenze che spariranno, gioco forza, in pochissimo tempo.
Pierangelo ha detto una cosa molto interessante, tra tutte: noi abbiamo la responsabilità, per la prima volta nella storia, di cristallizzare le competenze. Non solo di metterle a frutto ma di conservarle.

Con questa roba ci dobbiamo fare i conti se non vogliamo perdere posti di lavoro e competenze che, per loro stessa natura, saranno di fatto perse per sempre.