Derubricare il fenomeno come un passatempo da ragazzini si posiziona tra lo snob e il boomer.
26,8 miliardi di euro di fatturato nel 2024, e il trend è in salita. Oltre 116mila professionisti lavorano nella filiera, Londra detta il ritmo ma Germania, Svezia e Polonia gli sono vicine. L’Italia? Presente, anche se più contenuta, con 2.600 addetti.
Ma di cosa parliamo? Dell’Europa che è sempre di più uno dei cuori pulsanti dei videogiochi: Il 54% degli europei gioca, età media 34 anni, e il 75% sono adulti, altroché passatempo da ragazzini!
In Italia il gaming coinvolge 14 milioni di persone, si gioca ovunque: smartphone (71%), console (59%), PC (43%). Le donne coprono il 45% del pubblico e l’età media è di 32 anni.
Al contrario di quello che si potrebbe pensare, e io sono d’accordo, per il 74% il gaming stimola la mente, per il 67% è relax, per il 68% aiuta lo stress. Il videogioco è cultura, è comunità, non più solitudine e nerdismo ma socialità digitale, identità e storie che si intrecciano.
Ovviamente se il videogame sostituisce la fisicità o la socialità allora abbiamo un problema, esattamente come se uno con l’auto fa i 90 all’ora dove dovrebbe fare i 30, ma come dicevo, derubricare il fenomeno come un passatempo da ragazzini, oggi, mi sembra che si posizioni tra lo snob e il boomer.