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19 Febbraio 2026

Instagram e la “dipendenza clinica”

di Rudy Bandiera

Il capo di Instagram afferma che i social non creano “dipendenza clinica”, potrebbero causare qualche danno ma l’azienda è attenta a testare le funzionalità utilizzate dai giovani prima di rilasciarle. Ha detto…

Instagram non crea “dipendenza clinica” nel senso psichiatrico del termine, ma è progettato per massimizzare tempo e frequenza d’uso, soprattutto nei più giovani, usando le stesse leve psicologiche dell’intrattenimento e del gaming.
Questo secondo Adam Mosseri, capo di Instagram.

​La frase è furba perché sposta il focus sul termine da usare e non sul design della baracca. Una slot machine non diventa meno problematica se non hai una diagnosi clinica di dipendenza e resta il fatto che è costruita per tenerti lì, a tirare la leva.
I feed infiniti, le notifiche, i filtri che ti “migliorano”, sono scelte di prodotto che lavorano su dopamina, confronto sociale, paura di essere esclusi, esattamente quelle dinamiche che stanno alla base delle piattaforme e della loro capacità di spostare miliardi di persone sui social.

Quello che emerge è che da una parte i legali dicono “nessuna prova scientifica che i social causino dipendenza”, dall’altra i documenti interni che paragonano il loro stesso sistema a Big Tobacco e al gambling.
Il punto sui filtri che imitano la chirurgia plastica è la dimostrazione plastica dell’evidenza, perché sapevano che aumentano il rischio di dismorfia corporea generando di fatto un branding dell’insicurezza: crei uno standard estetico irraggiungibile e poi ci costruisci sopra engagement, tempo speso, dati.
​

Mosseri dice “vogliamo essere il più sicuri possibile e censurare il meno possibile”, rivendicano funzioni che non usa nessuno come il mutare delle notifiche o il filtro contenuti adulti per i ragazzi ma sono palliativi solo per bullarsi. Un po’ come quei videogame che ti dicono “stai giocando da più di un’ora, fai una pausa”.
​
Ovviamente io non sto parlando di social buoni o cattivi ma si tratta di capire che esiste un modello di business basato sul tempo di attenzione e che quel tempo è attaccato alla psiche di persone vere, spesso adolescenti, spesso fragili.
E quando progetti piattaforme per “catturare” quelle fragilità, a un certo punto qualcuno ti porta in tribunale a chiederti conto delle scelte che hai fatto.
Se non altro per capire in quale direzione andare, in futuro.

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