Hai presente quando racconti una tua idea e vedi negli occhi degli altri quella cosa “ah, io l’avrei fatta meglio”?
Allora cominciano i “bastava che…”, “la soluzione semplice era…”, “se mi chiamavi, ti dicevo io come fare”
E tu lì, che ti chiedi in quale momento esatto sei diventato lo scemo del villaggio, mentre loro fanno i fenomeni da bar sport della strategia della vita e del lavoro, pure io TUO lavoro.
La verità è che molti, come direbbe Baricco, non si accontentano più di inventarsi una buona mossa: vogliono ridisegnare direttamente la scacchiera, ma solo a chiacchiere, dopo che la partita è finita.
Quando bisogna giocare davvero, però, sono bravissimi a spiegare perché la tua mossa non era quella giusta, stando comodamente seduti in panchina, con la maglia pulita e senza nemmeno un graffio sulle ginocchia.
Forse il punto è questo: chi fa, sbaglia, sempre. Per qualcuno sbaglia sempre.
Chi non fa, azzecca tutto… ma solo a posteriori.
Allora ogni tanto conviene ricordarselo e cambiare prospettiva: invece di inseguire la soluzione più intelligente per tutti, tornare alla soluzione più umana per noi.
Meno brillante da raccontare, ma più vera da vivere. Magari un po’ meno digitale, un po’ più analogica, fatta di tentativi, facce, discussioni vere, errori condivisi.
Anche perché poi alla fine, la vera cosa che conta, l’unica cosa che conta è come ci sentiamo noi dopo aver fatto qualcosa. Chiunque non sia noi non credo abbia molta voce in capitolo.