TikTok patteggia e sfila dal primo processo storico: secondo l’accusa, hanno COSTRUITO le piattaforme per provocare dipendenza
Siamo davanti a un caso pionieristico in California che potrebbe cambiare tutto: le aziende tecnologiche sono accusate di aver progettato le loro piattaforme apposta per creare dipendenza nei più giovani e non è solo una questione di contenuti, è una questione di design.
Il team legale dei ricorrenti sta usando una strategia che abbiamo già visto: quella contro l’industria del tabacco. L’accusa è vendere un prodotto nocivo, consapevole dei danni che avrebbe causato.
Al centro di questa bufera c’è la storia di K.G.M., una ragazza di 19 anni che ha iniziato a usare YouTube a soli sei anni, poi Instagram, Snapchat e TikTok. Risultato? Depressione, ansia e problemi seri di immagine corporea.
È la prima volta che un colosso dei social deve rispondere davanti a una giuria per i danni causati ai minori. E mentre TikTok trova un accordo riservato (il che è tutto un dire), Mark Zuckerberg si prepara a testimoniare.
Questa non è solo cronaca giudiziaria, è il segnale che il vento sta cambiando. Dobbiamo chiederci: che tipo di mondo digitale stiamo costruendo per chi verrà dopo di noi?
Il mondo è pieno di persone che non comprendono quanto affidare un tablet o uno smartphone a un bambino di quattro anni sia pericoloso tanto quanto dargli in mano una bottiglia rotta. Il web è saturo di video di genitori che, ignorando la portata di questi strumenti, li considerano semplici babysitter o status symbol. Spero che questo processo serva a un unico scopo: rendere le persone più consapevoli del fatto che tali dispositivi, se utilizzati in modo improprio, possono devastarci. E quando vengono messi nelle mani di una creatura troppo piccola, l’uso è inevitabilmente improprio.