1 milione di visualizzazioni, 9.412 ore di visione, 95% del traffico proveniente dai “Per te”. Cosa significano davvero numeri come questi?

È successa una cosa piuttosto incredibile: ho pubblicato un video su TikTok in cui commentavo una puntata di MasterChef (trovate qui il mio post) Condividevo semplicemente la mia opinione, come faccio spesso, da un punto di vista “antropologico” e comunicativo.
Risultato: su LinkedIn 51.000 visualizzazioni con circa 74.000 follower. Su TikTok 1 milione di visualizzazioni con circa 6.000 follower.
E qui arriva il punto: TikTok o Twitch non sono social network, ma piattaforme di intrattenimento. Luoghi dove puoi ottenere numeri enormi anche con pochi contatti, perché non contano le reti sociali ma il contenuto. L’algoritmo mostra i video a chi potrebbe apprezzarli, indipendentemente dai follower, generando un formidabile e gratificante effetto di scoperta e di novità.
Per capirci meglio: il vero competitor di TikTok non è Facebook o tantomeno LinkedIn, ma Netflix e i videogame.
Questo apre due scenari interessanti.
Scenario 1
Fichissimo! Posso ottenere grandi risultati anche senza un grande seguito. È affascinante, quasi democratizzante.
Scenario 2
Non siamo davvero noi a decidere. L’algoritmo sceglie per noi cosa vedere e, in un certo senso, pensa al nostro posto. La maggior parte delle persone che ha visto il mio video, in realtà, non ha scelto di farlo: ci sono arrivate perché un algoritmo ha pensato per loro.
Questo, a mio avviso, porta due riflessioni: non siamo più liberi, almeno non del tutto. Zygmunt Bauman scriveva che la più grande contraddizione del nostro tempo è il divario crescente tra il desiderio di affermare noi stessi e la capacità di controllare le variabili sociali che lo rendono possibile. Quelle variabili non le controlliamo noi.
Ma, paradossalmente, anche questo può essere liberatorio. Se tanto l’algoritmo decide, allora tanto vale smettere di inseguirlo. Liberiamoci dal suo “pensiero” e torniamo a creare ciò che sentiamo bello o utile per il prossimo, non per noi stessi. Perché a conti fatti, anche conoscendo le regole del gioco, non possiamo replicare i successi o evitare gli insuccessi quindi tanto vale sbattersene, seguire la propria strada, dare valore e seguire chi ne da a noi. Il resto è algoritmo e rumore.