Il Papa alla Sapienza di Roma
Visto che l’argomento scalda gli animi, è di questi giorni la notizia che diversi “cervelli” della Sapienza di Roma, assieme ad alcuni gruppi studenteschi, non vogliano la visita ufficiale del Papa nella suddetta grande università.
In parte non c’è nulla di nuovo in tutto questo, in quanto chiesa e scienza sono sempre state concettualmente opposte nell’interpretare i fatti che ci circondano. Molto probabilmente, un prete e uno scienziato la vedono in modo diametralmente opposto sulla gran parte degli argomenti. La spiritualità e la scienza non vanno a braccetto.
Quello che trovo interessante è il coraggio dimostrato da questi accademici: non trovo nulla di censorio nel dire che non si accetta di buon grado la visita di un uomo che con la scienza non c’entra oggettivamente niente e che, spesso, vi rema addirittura contro.
Come il clero si permette (giustamente) di dire la propria sulle questioni che riguardano lo Stato, non vedo il perchè degli scienziati non debbano dire la loro, con sincerità e distacco, sul clero e sulla chiesa.
La democrazia dimostra la sua essenza in questo: il clero può dire (e DICE) la propria sull’aborto, sulla ricerca e sulle cellule staminali, e gli scienziati hanno il sacrosanto diritto di non volere tra loro il capo dell’istituzione che si esprime loro contro. Quello che trovo patetico è la reazione dei nostri politicanti, che giudicano inopportuno, quando non scandaloso, il non volere il Papa in università. TUTTI possono volere o non volere qualcuno, nei limiti della decenza e della ferma opposizione civile: il pontefice non deve essere accettato o “subito” per forza di buon grado. Si può (si DEVE) poter non essere d’ accordo.
La lettera integrale dei “cervelli”:
«Magnifico Rettore - si legge nella lettera -, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato». http://www.corriere.it
Questo articolo e' stato postato Lunedì, 14th Gennaio , 2008 alle 21:22 sotto la categoria Blog. Puoi seguire tutte le risposte attraverso i feed RSS 2.0
Nico 15th Gennaio 2008 alle 09:42
Ciò che infastidisce è l’ingerenza del clero nella vita pubblica e sociale del nostro Paese.
Nessuno vuole “zittire” il papa (come da più parti si fa notare). I “pulpiti” del papa e dei suoi vassalli sono molteplici e a disposizione di chiunque voglia dare loro credito.
Trovo offensivo e invadente concedere a questi sedicenti depositari di “verità rivelate” un palco come quello di una università italiana.
E’ un insulto all’intelligenza, alla laicità dello stato (scritta sulla costituzione), alla libertà di coscienza (della quale questi uomini si ritengono universali conoscitori e unici interpreti).
Giusta (forse…) la “libertà di religione”; assolutamente ingiusto che in nome di questo principio la libertà di coscienza di un laico sia mortificata dalla dilagante invadenza della morale imposta dalla visione “rivelata” di costoro.