Stringete, stringete pure la presa, ma non avete fatto ancora i conti con Mamma Rete. Politici italiani, o cari politici, anziani teocrati della politica del nascondino, del gioco delle tre carte, dell’impegno a lungo termine annichilito e del “magna-magna” mi sa che o iniziate a cambiare modo di pensare o per voi è finita, ma questa volta è finita davvero.
Si perchè quello che la politica non ha ancora capito, il vero passaggio che sfugge alla politica è che oggi esiste Internet ed esistono dei Paesi in cui ne hanno preso atto… e lo fanno notare a tutto il mondo.
In Finlandia per esempio Internet è di fatto un diritto inalienabile legale, così come la libertà di espressione o quella di respirare l’aria:
“Ogni cittadino finlandese avrà il diritto di navigare la Rete alla velocità di un megabit al secondo. Ma il governo di Helsinki non vuole fermarsi e anzi affonda il piede sull’acceleratore dell’innovazione: tra cinque anni la velocità minima garantita dai provider dovrà attestarsi almeno a 100 Mbps. Sarà un diritto degli utenti esigere tali prestazioni.”
E mentre noi frignamo su cazzate come le intercettazioni e le puttane di Stato, in Islanda bypassano il sistema, aggirano l’intero sistema di censura anacronistica che avvolge il pianeta ed in particolare -parlando di occidente- l’Italia, “blindando” la libertà di stampa dietro uno scudo assoluto ed impenetrabile:
“Approvata una legge che garantisce uno “scudo” quasi totale a chi metterà su Internet segreti militari, giudiziari, societari e di Stato di pubblico interesse. I blogger saranno protetti dai processi. “Sarà difesa la libertà d’espressione”. E così la piccola isola potrebbe diventare il bunker del giornalismo d’inchiesta (…) Se documenti sottratti per un interesse pubblico saranno immessi in Internet da un server con base in Islanda, la giustizia dell’isola non potrà impedirne la divulgazione, tentare di scoprire chi li abbia rivelati, dare seguito a condanne comminate da tribunali esteri in base a leggi contrarie alle norme islandesi.”
Sono cazzi, sono cazzi per tutti.
Ed il bello di tutto questo è che rendere pubblico tutto quello che non è pubblicabile in giro per il mondo sarà facile come bere un bicchiere d’acqua: chi volesse divulgare intercettazioni dal contenuto significativo non dovrebbe fare altro che mandare le fotocopie del documento originale ad un sito specializzato nella divulgazione di segreti (il più seguito, Wikileaks.org ora ha la base ufficiale in Islanda). Per posta, ad uno degli indirizzi indicati nel sito Wikileaks; oppure via Internet attraverso il software Tor, gratuito, che costruisce un gioco di carambole tra computer e rende difficilissimo identificare il mittente. Il personale di Wikileaks verificherebbe l’autenticità del documento attraverso i suoi collaboratori in Italia, e tempo qualche giorno o qualche settimana, lo metterebbe in rete.
Ecco fatto, il pranzo è servito e mi pare di vedere l’imminente futuro: Alfano che corre a destra e sinistra come farebbe la Carfagna per mettere delle toppe alle falle che si aprono, ma senza riuscirci, Berlusconi che, con le vene gonfie nel collo ed il doppio petto stretto per mantenere sotto controllo la rabbia, cerca di chiudere tutto il chiudibile dallo scolapasta della politica italiana e tutta la sinistra che non capisce un beneamato cazzo di quello che sta accadendo nel resto del mondo.
Lo so che adesso qualcuno potrebbe pensare che anche questa svolta islandese sia troppo drastica, che gli estremi non vadano mai bene e che un “eccesso di libertà” (scusate il paradosso linguistico) sia comunque la strada verso la facile diffamazione e l’imbarbarimento dell’informazione, e forse è tutto vero, ma di contro è anche vero che tra segreti di Stato, stampa manipolata e giornalisti compiacenti siamo arrivati a quello in cui siamo oggi, ovvero un mondo in cui il giornalismo d’inchiesta non esiste più, schiacciato sotto il peso delle lobby, e dove la politica ha talmente devastato e prosciugato le risorse di tutto e di tutti che forse, e dico forse, una bella bonifica non ci starebbe per niente male.
Diciamo che quando si arriva ad un estremo, si parte sempre dall’altro estremo per cercare di portare l’equilibrio.


La diffamazione esiste solo se le notizie divulgate risultano non vere. In caso contrario si può parlare al limite solo di “fuga di notizie”. E credo che chiunque diffonda notizie in rete abbia il dovere di controllarne l’esattezza. A quel punto non esiste diffamazione nè imbarbarimento dell’informazione: solo informazione, pura e semplice.
@ Cicapui:
Sei sempre la prima, ma come fai?!
Comunque, purtroppo non è così semplice come dici tu, per quanto io sia felicissimo di questa cosa islandese.
Poniamo, per esempio, che io riporti una notizia della quale è indimostrabile sia la veridicità che la non veridicità (perchè hanno partecipato al fatto solo due persone le quali non ne vogliono parlare o perchè segreto di Stato quindi praticamente blindato) e dica che il fatto secondo me è falso ma lo riporto solo per dovere di cronaca.
In questo caso posso essere denunciato anche per diffamazione.
E poi, il discorso de “il fatto vero-il fatto falso” è un’arma a doppio taglio: se potessimo pubblicare solo cose vere in senso assoluto non potremmo pubblicare praticamente niente.
Comunque, io ho grandi speranze in questo “progetto Islanda” e credo che molti dei nostri patetici politicanti stiano tremando…
Io spero che a furia di tremare si prendano la polmonite. E’ logico che in ,mezzo a centinaia di notizie c’è sempre una parte farlocca, ma è altrettanto vero che tantissima gente non è stupida. Ed allora avanti Islanda, pubblicate che noi selezioniamo, il brutto sarebbe non aver niente da selezionare. Ciao belli
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L’avevo letto ieri e oggi rimango perplesso. Non mi sono mai piaciuti gli estremismi e ritengo appunto che si passi da un estremo all’altro senza soluzione di continuità. Qui c’è la “legge bavaglio”, là si può sputtanare chiunque. Mah. Rimango perplesso.
Volevo anche segnalarti che ho fatto un punto della situazione, mi piacerebbe un tuo parere (ma anche quello di tutti gli altri): http://tiny.cc/k7dqb
A dopo!
non vorrei deludere i più ma per ora è solo una proposta: il parlamento ha dato l’incarico al governo di stendere una legge del genere. la legge ancora non c’è, credo sia solo una questione di tempo ma ancora non c’è.
FONTI
http://attivissimo.blogspot.com/2010/07/wikileaks-e-leggi-islandesi.html
http://www.immi.is/?l=en&p=intro
@ Matteo Bianconi:
nemmeno a me piacciono gli estremi, l’ho scritto, ma gli estremi vengono generati da altri estremi e sono la strada verso l’equilibrio. Arrivo subito a leggere il tuo post!
@ Gianmarco:
No no, non deludi nessuno: è scritto chiaramente nel post che ho citato che la legge ancora non è in vigore
@Rudy
Repubblica scrive in modo sgammaticato e inesatto:
“Approvata una legge che [...]. I blogger saranno protetti dai processi. “Sarà difesa la libertà d’espressione”.
La legge non è stata approvata, e poi passa dal tempo presente al futuro -.-’
ciao Rudy, buona giornata
@ Gianmarco:
già, ma si legge anche “Per capire come andrà a finire la sfida islandese occorrerà attendere la normativa d’attuazione (la risoluzione, intitolata Icelandic Modern Media Iniziative, impegna il parlamento a modificare quattordici leggi, tempo previsto: un anno). ”
Insomma, se uno legge l’articolo è chiaro che non è approvata, ma grazie per le tue rettifiche.
Aloha!
Chi di internet ferisce di internet perisce….
ahhhh
Non si può controllare internet…. e così sia…..!
Domanda: se tu crei Rudybandiera.isl puoi scrivere quel cazzo che vuoi?
@ Nico:
bella domanda alla quale con il prode Skande avevamo pensato di dare una risposta… il suffisso è IS che è anche fiko.
In teoria si, ma se vivo poi qua e uno si sente calunniato mi denuncia uguale perchè vale dove è stato percepito il reato e non dove è stato commesso (parlando di Web).
Morale della favola, o emigro anche io in Islanda oppure mi sa che sono inculato
@ Rudy Bandiera:
Fjandinn! Kannski við gætum hugsa til þess að skrifa allt á íslensku … svo! Til að flækja líf viðtakenda róg!